martedì 22 ottobre 2013

Presentazione del Blog di Giancarlo Vettore


Per la trattazione di un argomento così ampio è evidente che ho dovuto avvalermi di elaborati già predisposti in merito da altre persone che, secondo le loro personali esperienze, hanno avuto modo di trattare il paese di Azzate e la nobile famiglia Bossi che sono, in sostanza, i due più importanti argomenti della mia indagine.
Solitamente si dice Storia di Azzate la raccolta di tutte quelle notizie che hanno riguardato questa comunità e Storico di Azzate colui che le ha raccolte. Due definizioni molto impegnative che nel mio caso so di non poter meritare. Una cosa però è certa ed è l’impegno con il quale ho condotto questa indagine che, se Dio vuole, trova finalmente la sua pubblicazione.
Il cortese lettore che avrà la bontà di leggermi troverà qui un po’ di tutto, esposto in modo semplice quando l’argomento lo consente ed in modo un pochino più complesso quando l’argomento si fa più tosto, come quando prenderemo in considerazione documenti antichi che richiedono una preparazione un po’ più specifica e che io stesso ho dovuto affinare per comprenderli e trasmetterli in modo più lineare.
Chiarisco subito che la fonte principale di questa indagine è stato l’archivio gentilizio della nobile famiglia Bossi che fortunatamente ci è pervenuto e con autorizzazione della Soprintendenza Archivistica di Milano è stato affidato alla custodia dell’ingegner Fulvio Zocchi. Alla sua sensibilità e disponibilità devo profonda riconoscenza per avermi concesso la possibilità di visionare questo importante e monumentale archivio dal quale ho tratto buona parte delle informazioni che costituiscono la mia indagine su Azzate che, a loro volta, erano già state precedute da altre utili informazioni scaturite da un altro archivio nobiliare, di consistenza più modesta, e lasciato in legato alla Parrocchia di Azzate da donna Elisa Borroni, madre di don Luigi Bossi, ultimo discendente dei conti Bossi del Castello di Azzate. Anche al prevosto di Azzate don Angelo Cremona devo altrettanta riconoscenza per avermi concesso la possibilità di consultare quell’archivio e soprattutto i registri dei nati, dei matrimoni e dei defunti che sono stati la prima indispensabile base sulla quale costruire tutte le genealogie delle famiglie azzatesi che, come potrete constatare, sono la parte più corposa della mia indagine.


                                                         INTRODUZIONE

Il caso di Azzate non è unico ma sicuramente fortunato in quanto Giancarlo Vettore ha avuto a disposizione l’archivio della nobile famiglia Bossi che spazia dal XV al XX secolo.
Le ricerche storiche capillari a livello locale sono permesse anche dai fondi archivistici degli Enti ecclesiastici. Ciascuna delle numerosissime parrocchie dell’archidiocesi milanese conserva un fondo documentario le cui dimensioni ridotte sono inversamente proporzionali all'importanza storica e alla valenza informativa delle carte; tutte le parrocchie conservano infatti, a partire dal periodo successivo al Concilio Tridentino, i registri dei battesimi, dei matrimoni e dei defunti: serie fondamentali se si pensa che le funzioni di stato civile sono state assunte dai Comuni solo a partire dal 1867.
La serie delle visite pastorali, poi, contiene informazioni sia sulla vita spirituale della comunità, sia sulla chiesa come edificio, con grande utilità in particolare per gli storici dell'arte.
Altre importantissime fonti documentarie per Azzate sono costituite dall’archivio notarile depositato presso l’Archivio di Stato di Milano (i soli notai Bossi coprono uno spazio dal 1387 al 1781), il cosiddetto catasto teresiano del 1732 depositato presso l’Archivio di Stato di Varese e, per i secoli più remoti, il Regesto di S. Maria del Monte sino all’anno 1200.
Il Codice diplomatico della Lombardia medievale (secoli VIII – XII) ci dà in assoluto la notizia più antica di Ansperto Bossi (anno 865).

Il Varesotto dal Medioevo ad oggi, ha vissuto le vicende storiche di gran parte della Lombardia ma soprattutto di Milano, dove di norma risiedevano i signorotti locali che qui avevano le loro dimore di campagna.
Dalla preistoria agli inizi del 1900 ha avuto una prevalente vocazione agricola ed artigianale che poi gradualmente, in particolare con l’arrivo della ferrovia, diventò turistica, prima con le belle ville e poi col turismo popolare.
I Galli arrivarono nel nostro territorio probabilmente nel 388 a.C. e si aggiunsero ai palafitticoli e agli etruschi, diventando abitatori stabili del nostro territorio. Essi lasciarono vestigia a Voltorre, a Cocquio, a Malgesso, a Laveno, a Cuvio, a Galliate, a Lomnago e ad Arsago Seprio.
Le terre di Azzate furono probabilmente abitate sin dall’antichità e certo vennero solcate da militari e mercanti che percorrevano la strada romana che univa Varese al porto lacustre di Angera sul Lago Maggiore, lungo la quale sorgono ancora diverse testimonianze dei secoli remoti.
Incerta risulta l’origine del toponimo di Azzate, che potrebbe risalire al latino acies. Già prima dell’anno 1000 molte pergamene attestano l’esistenza di Aciate.
Diverse carte documentano, sia nei nomi di persone, sia in dichiarazioni davanti ai notai, il perdurare dell’influsso longobardo, anche se questo Regno era scomparso sin dall’anno 774.
Già prima dell’anno 1000 aveva notevole importanza l’arcipretura di Santa Maria del Monte e relativo santuario benedettino, cui molte terre di qui e al di là del lago appartenevano. Successivamente l’insediamento benedettino assunse una crescente importanza non solo per la vita religiosa ma anche per quella sociale ed economica di alcuni paesi del circondario come Brunello, Crosio, Capolago, Voltorre[1], Luvinate.
Monastero di Luvinate, oggi sede del Golf  Club Varee.

Il monastero delle suore benedettine di Luvinate, di cui la prima notizia risale al 1129, crebbe nel tempo con i lasciti delle famiglie facoltose e nobili, tanto che nel ‘600 importanti porzioni dei territori comunali della pieve di Varese appartenevano al convento benedettino di Sant’Antonino.
Dopo l’XI secolo i benedettini procedettero alla costruzione accanto alla chiesa della torre e del monastero vero e proprio, con il piccolo chiostro quattrocentesco ed il campanile romanico. Il monastero benedettino risulta la più importante traccia artistico-architettonica presente nel territorio di Luvinate.
Anche Azzate rimase certamente coinvolto nelle lotte intestine milanesi fra i Della Torre ed i Visconti, con la vittoria finale di questi ultimi che portò alla distruzione della roccaforte di Castelseprio. Durante queste lotte la famiglia Bossi parteggiò per i Visconti dai quali trasse notevoli vantaggi e riconoscimenti.
In località Castello ad Azzate sorgeva già nel 1290 una fortificazione che apparteneva ai fratelli Aurigale, Tommaso e Beltramo Bossi figli del fu Rabalio e nel centro storico una probabile torre di avvistamento detta poi il Pretorio era già stata edificata con materiale proveniente da una fortificazione romana.

(Inserire una foto del Pretorio)

A cavallo fra il Quattrocento ed il Cinquecento il Ducato di Milano, passato dai Visconti agli Sforza, così come altri potentati d’Italia, per mantenere il potere cominciò a richiedere l’intervento di sovrani stranieri. Già sul finire del XV secolo Ludovico il Moro aveva chiamato in aiuto Carlo VIII, re di Francia, sentendosi minacciato dal regno di Napoli.
Nel 1499 Luigi XII, re di Francia, occupò Milano, in base alla sua discendenza viscontea. La lotta fra Francia, Spagna e l’Impero asburgico ebbe alterne fortune , sinché nella seconda metà del Cinquecento Milano divenne spagnola, sotto Filippo II.
Tuttavia, per la straordinaria attività pastorale di Carlo Borromeo, proseguita poi dal cardinale Visconti e dal cardinale Federico Borromeo, le terre ambrosiane vennero preservate contro le prevaricazioni spagnole. Famoso è l’intervento di San Carlo Borromeo che nel 1567 intervenne contro fatti contrari alla morale cattolica dell’epoca avvenuti nel Monastero di Luvinate e trasferì a Varese le monache benedettine. Questo fatto portò però ad una progressiva decadenza del monastero e della chiesa di Luvinate, presto mutilati da massari e coloni che ne fecero ripostigli e magazzini e sorte non diversa toccò agli altri cenobi già ricordati.
Il Settecento si aprì con la guerra detta di “successione spagnola” (1702-1713) che portò alla fine della dominazione spagnola e l’inizio di quella austriaca. Le truppe asburgiche avevano occupato Milano sin dal 1706, inaugurando un periodo di efficienza amministrativa notevole, i cui effetti si ebbero anche ad Azzate, a partire dai termini di confine posti con certezza nel 1709 e tuttora esistenti.
I sovrani Carlo VI (1711-1740), Maria Teresa (1740-1780) e Giuseppe II (1780-1790) avviarono incisive riforme. Carlo VI avviò fra notevoli difficoltà il grandioso disegno di un catasto modernamente concepito che ridistribuisse in modo più equo le imposte fondiarie. Sua figlia, Maria Teresa, non solo portò a termine tale progetto, ma centralizzò e razionalizzò la vita politico-amministrativa. Abolì la venalità delle cariche pubbliche, reclutando il personale solo in base al merito e competenze personali, promosse il miglioramento dell’istruzione scolastica nonché lo sviluppo di vari rami dell’economia. Infine l’azione di Giuseppe II fu ancora più illuminata, abolendo la censura ed introducendo un nuovo codice penale. Egli sferrò anche un’offensiva contro la Chiesa, sottoponendola al controllo statale.

Giuseppe II d'Asburgo-Lorena.
Gli effetti di questi monarchi i sentirono anche ad Azzate, ove dal 1755 l’Amministrazione Comunale venne affidata al Convocato Generale, ossia all'Assemblea di tutti i possessori, a 3 deputati dell’estimo, al sindaco ed al console. Il Convocato Generale, convocato due volte all’anno, approvava il bilancio ed assegnava le cariche. Ogni decisione doveva poi essere ratificata dal cancelliere, di nomina regia, per la verifica del rispetto delle leggi.
Con la Rivoluzione Francese (1789) e la conquista della Lombardia da parte di Napoleone Bonaparte (maggio 1796) che creò la Repubblica Cisalpina, si ebbero importanti riflessi amministrativi e istituzionali: nel giugno 1797 Azzate entrò a far parte del Dipartimento del Verbano, nel settembre passò a quello dell’Olona ed infine nel maggio 1801 a quello del Lario (Como). Grande clamore aveva destato nel 1798 la soppressione di molti  monasteri, insieme ad altri enti ecclesiastici. Gli ingenti beni furono incamerati dalla Repubblica Cisalpina e venduti all’asta. Altro importante provvedimento fu la continuazione della Strada Napoleona, che univa Como con Varese, che fu fatta proseguire per il collegamento fra Varese e Laveno, e la Strada del Sempione.
Passata la dominazione francese, l’Impero austriaco riprese il controllo del Lombardo-Veneto dopo il Congresso di Vienna. Province e Comuni furono retti da congregazioni composte dai cittadini agiati. Ogni parrocchia doveva aprire una scuola (confessionale) e Azzate poté aprire una sua scuola elementare.
Dopo i moti risorgimentali del 1848, scacciati gli austriaci da Milano, fu decretata la leva di massa e la costituzione di una Guardia Nazionale a cui Azzate dovette partecipare.
Nel 1861, anno primo del censimento nazionale, Azzate contava 1.424 abitanti Agli albori del Novecento gli abitanti erano 1.508. I progressi economici e sociali furono assai lenti. Tuttavia, vari nuovi facoltosi borghesi (imprenditori, professionisti) acquistarono beni immobili siti nel territorio comunale attratti dal clima e dalla bellezza del paesaggio. Costoro costruirono alcune ville e palazzi ancora oggi presenti in Azzate.
Le condizioni della popolazione erano misere e molti erano costretti ad emigrare in via temporanea o definitiva. Ad Azzate le idee socialiste penetrarono a partire dall’ottobre 1888 in relazione alle agitazioni promosse da Luigi Alesini, leader degli operaisti “Figli del Lavoro”. A Scirello fu fondata una “Lega della Resistenza e dei Figli del Lavoro”. Il progresso tecnico toccò finalmente anche il nostro paese: nel 1909 inizia la costruzione della tramvia Varese-Azzate, con le rotaie poste su un nuovo tronco di strada.

Azzate. Stazione tramviaria.

Sino al termine del primo conflitto mondiale Azzate espresse una serie di sindaci di orientamento clerico-moderato. Il suffragio universale (solo maschile) era stato introdotto dal 1913.
La Grande Guerra 1915-18 portò gravi lutti agli azzatesi che vi parteciparono con … (quanti?) richiamati. Molti non tornarono. Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto arrivarono molti profughi veneti e molti di loro decisero di fermarsi definitivamente nel paese.
Dal 1920 il Municipio fu retto dai socialisti che avevano vinto le elezioni comunali.
Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922) le Istituzioni nazionali ed il Re non seppero opporsi all’avvento del fascismo. Nel marzo 19..  (quando?) l’Amministrazione di Azzate venne commissariata. Nel dicembre 1926 il regime creò alcune province, tra le quali quella di Varese.
Nel gennaio 1927 Varese fu elevata a capoluogo di provincia, esaudendo cosi un'antica aspirazione dei varesini, desiderio che qualche anno prima si era manifestato apertamente con una richiesta ufficiale a Mussolini. Tornando alla creazione della nuova provincia, va notato che al gennaio 1927 essa contava 201 comuni, ossia quelli dell'ex circondario varesino, più larga parte di quelli dell'ex circondario di Gallarate. Il capoluogo era decisamente modesto rispetto alla vastità dei territorio provinciale, per di più assai popoloso. Per questo motivo, parallelamente ai lavori di ampliamento urbano e di rifacimento architettonico, venne dato vita ad un processo di annessione dei comuni limitrofi e con il 1° gennaio 1928 Induno, Velate, Masnago, Bízzozero, S. Ambrogio, Bobbiate, Capolago, Lissago e S. Maria del Monte furono uniti a Varese, che guadagnò in tal modo circa 2.000 ettari di territorio e oltre 13.000 abitanti. Nel marzo 1929, fatto per noi più interessante, Morosolo perse la municipalità e una larga fetta del suo territorio andò ad ingrandire ulteriormente il comune varesino, il resto venne aggregato a Casciago. In sostanza Calcinate Inferiore e Superiore, Mustonate, Gudo e Gaggio passarono a Varese, mentre Morosolo si unì al comune di Casciago, il quale ebbe anche parte dei territori di Velate e di Masnago. Dei 1007 abitanti dell'ex comune di Morosolo 692 divennero varesini, 315 casciaghesi.
La volontà di accentramento e di rigido controllo, senza più spazio alcuno per i diritti politici e civili, indusse il fascismo a ridurre drasticamente il numero delle amministrazioni comunali. Fu così che Azzate perdette la propria autonomia amministrativa, con l’accorpamento dei  Comuni di Buguggiate e Brunello e per trent’anni non furono pochi i disagi di tale aggregazione.

Azzate (C.A.P. 21022) dista 7 chilometri da Varese, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene.
Azzate conta 3.820 abitanti (Azzatesi) e ha una superficie di 4,7 chilometri quadrati per una densità abitativa di 812,77 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 332 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in Via Conti Benizzi Castellani 1, tel. 0332-456311 fax. 0332-458738: l'indirizzo di posta elettronica è non disponibile.
Cenni anagrafici: Il comune di Azzate ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 3.712 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 3.820 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 2,91%.
Gli abitanti sono distribuiti in 1.485 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,57 componenti.
Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 238 e i 415 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 177 metri.
Cenni occupazionali. Risultano insistere sul territorio del comune 140 attività industriali con 609 addetti pari al 44,19% della forza lavoro occupata, 98 attività di servizio con 250 addetti pari al 7,11% della forza lavoro occupata, altre 115 attività di servizio con 383 addetti pari al 18,14% della forza lavoro occupata e 21 attività amministrative con 132 addetti pari al 8,35% della forza lavoro occupata.
Risultano occupati complessivamente 1.378 individui, pari al 36,07% del numero complessivo di abitanti del comune.
I dieci cognomi maggiormente diffusi sono:

- Bernasconi                64 individui
- Ballerino                    41 individui
- Nicora                      38 individui
- Tibiletti                      38 individui
- Ghiringhelli                35 individui
- Broggi                       25 individui
- Sessa                        23 individui
- Chiaravalli                 20 individui
- Colombo                   20 individui
- Giamberini                 20 individui



Già Cesare Cantù nella Grande illustrazione del Lombardo-Veneto[2] così si esprimeva a proposito di Azzate: “Nel distretto di Varese si trovano molte terre che hanno comune lo splendore del cielo, l'ubertà del terreno, l'aria salubre, la vaghezza dei prospetti, e quasi generalmente anche i tesori geologici, di cui sa l'industria trarre profitto. Fra di essi vogliono speciale ricordanza AZZATE, donde ebbero origine molte famiglie illustri, tra le quali la Bossi, di cui fu San Benigno, divenuto nel 465 vescovo di Milano. Alla parrocchia di Santa Maria aggiunge pregio un prezioso dipinto di Callisto Piazza da Lodi. La casa Ubicini, acquistata da Maria Cristina vedova del re Carlo Felice di Sardegna, fu convertita in villa principesca e lasciata da lei morendo al conte Avogadro di Collobiano.”
Con queste poche parole egli ha voluto mettere in risalto gli aspetti ambientali di Azzate, le “famiglie illustri” che vi abitarono, anche se non furono propriamente originarie del paese, i tesori architettonici della chiesa parrocchiale e delle ville patrizie, una delle quali ospitò addirittura una regina, che sono appunto le peculiarità del nostro paese.
In più il grande scrittore dava anche queste informazioni: “Azzate dista dal capo provincia[3] Km. 19,69, ha una superficie di pertiche censuarie 5.787 così suddivise: 4.976 asciutti, 455 a bosco, 356 incolti stimate complessivamente scudi 39.011,5,3” e poiché faceva riferimento all’industria dà anche il numero delle ditte che nel 1851 erano 95.


                                IL PRIMO DOCUMENTO SCRITTO SU AZZATE

Si tratta di un atto privato, rogato a Daverio nel giugno 1025, in cui si parla di Teuperto del fu Raiberto del luogo di Azzate e Teuza sua moglie del fu Domenico del luogo di Villa, di legge longobarda, che vendettero a Vuarnenperga, detta anche Alginda, del fu Azzone del luogo di Casbeno e moglie di Domenico del luogo di Bodio, una vigna nel luogo e fondo di Masnago. L'originale è presso l'Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 482.
L'atto è stato integralmente trascritto e pubblicato in "Gli atti privati milanesi e comaschi del sec. XI" a cura di G. Vittoni e C. Manaresi, Milano 1933, pp. 311-312.

                                     IL PRIMO PARROCO DI AZZATE


G. Moreno Vazzoler che evidentemente ha consultato l’Archivio Parrocchiale di Azzate ci riferisce che nella cartella n. 1 (Beneficio Parrocchiale) è inserito il foglio n. 1 che riguarda un contratto di locazione stipulato Venerdì 1° Dicembre 1503 tra il rettore di Azzate, Pietro “de Carnagho”, locatore, e Bernardino Bossi, agricoltore, abitante nella Cascine di Erbamolle di Buguggiate, conduttore.
L’atto viene redatto ad Azzate, presso l’abitazione del notaio Giovanni Antonio Rainaldi, figlio del fu Giovanni Pietro della Parrocchia di S. Pietro in Caminadella di Milano.
Sicuramente questo contratto del 1503 è stato preso in considerazione da colui che ha redatto l’elenco cronologico dei parroci di Azzate che ha inserito appunto Pietro da Carnago al primo posto. Ma noi sappiamo che la parrocchia di Azzate è molto più antica poiché in un dissidio scoppiato con il Prevosto di Varese si dice che essa nel 1220 era autonoma da tempo immemorabile.
Precisiamo che l’elenco cronologico dei parroci di Azzate è possibile ricostruirlo attraverso i registri dei battezzati, imposti dal Concilio di Trento e vivamente caldeggiati da S. Carlo Borromeo, che nel nostro paese iniziano il 13 Maggio 1564 con il parroco Luigi Daverio.
Non pare plausibile che si sia “scomodato” un notaio di Milano per redigere l’atto quando sulla piazza di Azzate c’erano tanti notai di casa Bossi e molto probabilmente questo Giovanni Antonio Rainaldi per un motivo a noi sconosciuto abitava proprio nel nostro paese.
Anche dell’agricoltore Bernardino Bossi che viene detto abitante nella Cascina di Erbamolle di Buguggiate e non di Azzate ci mancano ulteriori notizie. Gli sono coevi altri personaggi Bossi con lo stesso nome ma non sembrano a lui riconducibili. Conosciamo infatti un Bernardino Bossi figlio di Antonio che fu notaio e le sue abbreviature rogate in Milano dal 1476 al 1530 sono conservate presso l’Archivio di Stato di Milano, così come quelle di suo figlio Battista dal 1524 al 1525.
Di altro Bernardino Bossi figlio di Luigi si conservano analogamente le sue abbreviature rogate in Azzate dal 1498 al 1514.
G. Moreno Vazzoler dice ancora che “i numerosi terreni del beneficio parrocchiale di Azzate venivano, infatti, come d’uso, affittati per anni, rinnovabili, a conduttori di provata serietà e, soprattutto, adempienza”. E soggiunge: “Tra i beneficiati dei terreni della prebenda di S. Maria figuravano al primo posto gli immancabili membri dei Bossi”.
Questo ci spinge a scoprire chi siano questi Bossi e perciò andremo a verificare gli altri fogli contenuti (si spera) nella cartella n. 1 dell’Archivio Parrocchiale.





                                                           ORIGINE DI AZZATE

"Il paese signoreggia su un declivio di una breve catena di alture che chiude ad oriente il Lago di Varese, in zona aprica, seminata di graziosi paesi con linde case e civettuole villette, su un magnifico sfondo di verde e di acque azzurrine. Lontano, a Nord, le vette delle Prealpi; mentre i profili delle Alpi fermano l'occhio a coronano l'orizzonte".
Così presenta il nostro paese il Bongiovanni nel suo libro "Varese e la sua provincia" e aggiunge: "Suggestiva è la passeggiata che, attraverso la collina di San Quirico, porta alla torre omonima nelle cui vicinanze nell'anno 465 circa si seppellivano già i morti, come testimoniava una lapide ora scomparsa".
Vedremo più avanti dettagliatamente come si sono espressi gli studiosi in merito a questa circostanza; ora ci preme di sottolineare come il paese sia antico e la sua storia si perda nel tempo. Valgano o non valgano le argomentazioni degli storici e dei ricercatori sull'esistenza e sulla documentazione di Azzate in epoca tanto remota, qui forse poco importa: a noi piacea: sempre maggiore è la cura dedicata alle case di abitazione della piccola e media borghesia, come pure viene incrementata, specialmente il Lombardia, la costruzione di splendide ville.
E' così che Azzate nel Settecento assume la caratterizzazione di luogo di villeggiatura. E tale rimarrà fino a tutto l'Ottocento ed oltre, come ricorda il nobile Orrigoni, uno scrittore di storia locale, nel 1850: "L'aria è salubre, il comune industrioso e provvede ai suoi scarsi bisogni coll'agricoltura, col minuto tra quella città appunto il 22 gennaio dell'anno 418.
Come mai la Chiesa di San Lorenzo al Castello di Azzate veniva anche denominata di San Guadenzio? Per spiegarlo dobbiamo fare un passo indietro nella storia.
La chiesa, che attualmente è di proprietà privata, fa parte del complesso del cosiddetto castello di Azzate ma è parte integrante della villa Bossi-Zampolli, anche se ne è proprietaria la famiglia Stucchi di Lurate Caccivio, che l'ha ereditata dalla nobile famiglia Bossi.
Essa venne edificata presso il castello dei Bossi intorno all'XI secolo e fu officiata saltuariamente fino agli anni venti del secolo XIV, allorquando i proprietari provvidero alla ristrutturazione del maniero e dell'annesso oratorio.
A conclusione dei lavori fu proprio un rappresentante di questa famiglia, il prete Beltramo Bossi, figlio del fu Rabaglio, prevosto della Chiesa di San Giovanni di Castelseprio, originario di Azzate, che fondava, con atto istitutivo del 27 maggio 1329 rogato dal notaio Alberto Bossi, la cappellania omonima all'oratorio di S. Lorenzo presso il Castello di Azzate e stabilì che il diritto di nominare il suo cappellano spettasse ai discendenti di suo fratello Tommaso Bossi.
Avvenne così che, di padre in figlio, i nobili Bossi esercitarono il "juspatronato" dall'anno della sua istituzione fino al secolo scorso e questo fatto bastò, in alcuni casi, a comprovare l'appartenenza alla famiglia Bossi e il titolo di nobiltà di personaggi genealogicamente incerti.
I Bossi mantennero sempre questo diritto di elezione e anche quando nel 1833 furono costretti a vendere il complesso del castello alla regina Maria Cristina di Borbone, vedova di Carlo Felice di Savoia, re di Sardegna, non alienarono la chiesa, in cui avevano la tribuna d'onore, e alla quale si accedeva attraverso un corridoio direttamente dalla villa.
Già si è detto in altra occasione (vedi "Il gAzzatino della Valbossa" n.  .... del ....) dei meriti di questo personaggio, che molto beneficò il paese di Azzate, e ora dobbiamo soffermarci su un aspetto che fu allora appena sussurrato, ma che i fatti successivi avrebbero confermato e che ci dà modo di rispondere al nostro interrogativo iniziale: perché la chiesa venne anche detta di San Gaudenzio?
In effetti la povera Maria Cristina, caduta in disgrazia presso la nuova corte di Torino, a dispetto del suo rango, venne confinata ad Azzate dove si era portato appresso il suo valente e fidato maggiordomo e cavaliere d'onore, il conte Filiberto Avogadro di Collobiano e di Valdengo, che tanto si diede da fare per la povera vedova, fino a diventare il suo amante[4].
Sembra che siano stati loro a ravvisare nella pala d'altare raffigurante la Madonna con Bambino, San Lorenzo, San Luigi proprio il vescovo San Gaudenzio, di cui erano probabilmente devoti ancor prima del loro arrivo ad Azzate e contribuirono così a diffonderne la venerazione.
L'usanza di festeggiare San Guadenzio venne poi mantenuta anche dai Collobiano, che divennero i nuovi proprietari del castello, e andò via via scemando, rimanendo però nel ricordo dei più anziani.


Come si misurava il tempo ci viene offerto dalla meridiana dipinta sulla villetta (allora si diceva "casino") poco più in là del cancello d'ingresso e si potrà anche dire che la condizione sine qua non del suo funzionamento è il sole. Da questo punto del parco si potrà dare uno sguardo d'insieme al fronte della villa, scorgendo il piano terra, il piano nobile ed il mezzanino più basso dei primi due, posto sotto il tetto, che ospitava la servitù.
Appena sopra le finestre del piano terreno si possono notare sei medaglioni rappresentanti altrettanti personaggi Tettoni, che subentrarono ai Bossi nel possesso della villa dopo il 1634, in seguito al matrimonio di Bianca Bossi con Gerolamo Tettoni.
Sull'altro fronte della villa ci sono invece cinque medaglioni Bossi (tre "personalizzati" e due anonimi). Il primo a sinistra per chi li guarda è quello di Matteo Bossi, giureconsulto senatore di Milano e feudatario di Meleto Lodigiano, ricordato nella lapide appena vista come colui che munì la villa di un fossato e la abbellì con un giardino.
Retrocedendo di poco sotto il portico (sopra la porta del Moto Club Azzate) si può vedere un assaggio eseguito nell'intonaco che ha messo in luce un affresco quasi sicuramente trecentesco che dovrebbe testimoniare come questo sia il corpo di fabbrica più antico della villa.
Attraverso lo scalone si potrà ora accedere al primo piano, dove ha sede attualmente l’Ufficio Tecnico comunale. Quasi tutti i locali presentano cassettoni cosiddetti "a passa sotto" al di sotto dei quali corrono fasce decorative affrescate che si vorrebbero della scuola del Magatti.
Suggestivo è il salone d'onore o da ballo che attualmente è adibito a sala consigliare. Sul fondo un bel camino in pietra molera reca al centro lo stemma dei Bossi.
Ai lati due diverse versioni del gonfalone del comune. (Quello di sinistra è quello ufficiale: vi spicca un castello attorniato da un cipresso e tre spighe di frumento che stanno a significare le antiche glorie dei Bossi ed il carattere essenzialmente agricolo dell'economia del paese. In quello di destra, opera del valente pittore azzatese Giuseppe Triacca, sono raffigurate altre caratteristiche di Azzate: la cosiddetta Torre sul Colle di San Quirico; il bue che compare nello stemma dei Bossi (va sottolineato che gli Azzatesi sono detti "I boo da 'Za"); la palma e la corona del martirio che si riferisce probabilmente a San Benigno o a San Lorenzo; la facciata della chiesa parrocchiale di Santa Maria.
Usciti dalla sala consigliare si potrà accedere sulla destra alla sala che ospita la cappella privata di famiglia. Qui era custodito fino al 1969 un bel crocefisso in avorio attribuito alla scuola del Giambologna che fu donato dalla contessa Elena Benizzi-Castellani alla Parrocchia di Azzate.
Si ritorna all'aperto, ma prima di abbandonare la villa vale la pena di soffermarsi poco prima del cancelletto che dà sulla Via Conti Benizzi-Castellani per dare un'occhiata a due costruzioni che stanno a destra e a sinistra della villa.
Bisogna ricordare che questa è l'unica villa aperta al pubblico ed essendo tutte le altre private, la loro visita è consentita solo raramente e per un ristretto numero di persone.
Da qui in avanti bisognerà dunque accontentarsi di vederle solo esternamente.
Analogo discorso vale anche per le chiese: solo la parrocchiale è aperta al pubblico.
Dicevamo dei due fabbricati. Ebbene quello di destra (si vedono solo i tetti) è sicuramente una dipendenza della villa ed è pregevole poiché contiene al suo interno la cosiddetta "Stanza cortese" tutta affrescata. Sono raffigurate .....
.....
A sinistra sorge invece un altro corpo di fabbrica che si stringe tutt'attorno ad un torrione (si ha un bel colpo d'occhio di questo insieme anche dalla Piazza Cairoli). Qui risiedette per molti secoli un importante ramo della famiglia Bossi che si fregiò a partire dal 1690 del titolo di marchese, appoggiato sul feudo di Musso (alto Lago di Como). In parte, questo fabbricato, ospita attualmente il rinomato RISTORANTE MAI INTES.
Ci spostiamo ora davanti al cosiddetto Pretorio, cercando possibilmente un angolo tranquillo, al riparo dal traffico automobilistico particolarmente insidioso in questo punto, poiché occorrerà fare una trattazione piuttosto lunga.
(ATTENZIONE: quasi tutti i monumenti più significativi di Azzate sono segnalati da appositi cartelli indicatori gialli della Pro Loco sui quali sono riportati le date e gli elementi più significativi).
Innanzi tutto perché quest'edificio è detto Pretorio?
Dobbiamo risalire a quel lontano 1538 quando il senatore Egidio Bossi acquistò il Feudo della Val Bodia.
E' probabile che egli, a causa dei suoi impegni nella pubblica amministrazione di Milano, non risiedesse stabilmente ad Azzate per cui dovette nominare un suo sostituto, un pretore, che si era insediato in questa casa, che divenne, pertanto, il Pretorio.
Spiegata così l'origine del nome resta da scoprire da che cosa derivi tutta l'imponenza che emana questo fabbricato che non si è soliti di vedere ad ogni piè sospinto e pone subito degli interrogativi.
Si ritiene che il bugnato (cosiddetto dal particolare taglio della pietra) sia materiale di recupero di una fortificazione romana.
Detto così, di primo acchito, la cosa potrebbe meravigliare non poco ma se prendiamo in considerazione altri elementi che ci offre la storia, dovremo concludere che l'ipotesi non è poi così azzardata e, anzi, essa ci serve per suffragare altre ipotesi.


1) Non lontano da Azzate era presente l'uomo preistorico (Isolino   Virginia sul Lago di Varese, Pizzo di Bodio).
2) In un prato nelle vicinanze della Cascina Roncasnino di Azzate è stata ritrovata una selce lavorata.
3) Già nel IV secolo d.C. sul Colle di San Quirico si seppellivano i morti.
4) In località La Torre di Daverio nel secolo scorso è stata scoperta una necropoli
romana. Fa dunque meraviglia che in Azzate o nelle sue vicinanze vi fosse una stazione, oppure una
fortificazione, oppure una torre romana? Si direbbe di no Ma, allora, quelli che hanno voluto spiegare l'origine del nome di Azzate, in latino Aciate, da ACIES nel senso di luogo fortificato, accampamento ... avevano visto giusto.              




                                    PROFILO STORICO-ARTISTICO DI AZZATE

Fino al 1200 la fisionomia del borgo di Azzate doveva avere un carattere prettamente rurale-commerciale, ma dall'inizio del '300, con la signoria dei Visconti, Azzate presenta un grande sviluppo. Non è più il paesino che si affaccia sul lago di Varese, che trova ragione di vita nella vita stessa dei propri abitanti, nell'economia della propria agricoltura, nei piccoli commerci, ma è il centro di un'ampia vallata dove fioriscono attività politiche, religiose, commerciali e, forse, anche artistico-culturali di più largo interesse.
E il discorso sull'arte dal '300 al '400 ad Azzate coincide con quello più generale sull'arte lombarda. Testimonianze di ciò sono i resti di un antico splendore. Accanto al castello dei Bossi, venne costruita in questo periodo la Chiesa di Sant'Antonio, successivamente ampliata e rifatta: essa presenta attualmente una facciata di puro stampo rinascimentale (1525), ma dai documenti risulta già esistente nel 1354.
Oltre a questi due esempi, i muri intonacati e dipinti con motivi geometrici, le finestre ad arco acuto di taglio raffinato, i davanzali in arenaria grigia su cui è scolpito lo stemma dei Bossi e, infine, uno stupendo Cristo uscente dal sepolcro, costituiscono altrettante, ma non uniche, testimonianze dello splendore di questo periodo.
In seguito, con la signoria sforzesca, prende piede in Lombardia il Rinascimento, già fiorente in Toscana. Ad Azzate possiamo trovare i segni del passaggio dal gotico allo stile rinascimentale, o meglio del coesistere delle due espressioni artistiche, in un portico situato nel centro del nucleo originario del borgo, la "Corte dei Colli"in Via Volta, che presenta già archi a tutto sesto, per quanto massicci e molto bassi rispetto al piano terra, innestati su tozzi pilastri ottagonali.
Un chiaro esempio invece di architettura  quattrocentesca ci è dato dalla Ca' Mera (attuale Villa Orsi) che, meglio di ogni altro edificio, esprime appieno l'atmosfera liberale e giocosa di un Umanesimo che, abbandonati gli affari cittadini, si trasferisce nell'ozio della campagna.
Nella nuova concezione architettonica, ai claustri di pesante modulo medioevale si sostituiscono ariosi cortili, girati da portici e logge, impostati su colonne di gusto slanciato e dal semplice seppur raffinato capitello, come appunto nel porticato della Ca' Mera. Questa trasformazione agisce piuttosto rapidamente sull'impostazione del paese, provocando un'espansione urbanistica sull'altura verso Nord-Ovest (attuale Via Volta), che forza ed apre la vecchia forma chiusa.
L'uso del graffito, poi, particolarmente frequente ad Azzate, impreziosisce gli interni delle abitazioni e si sostituisce all'affresco trecentesco e del primo Quattrocento.
Intanto con le invasioni straniere, iniziate da Carlo VIII sul finire del '400, si arriva nel giro di un secolo alla sottomissione di tutta la regione agli Spagnoli. Azzate è in questo periodo citato come il centro della Val Bodia ed effettivamente è dislocato in un punto tale da poterla dominare.
Il suo possesso passa nelle mani di diverse famiglie nobili. Infatti un documento del 16 settembre 1538 attesta che Giovanni Agostino D'Adda comperò certe giurisdizioni per il prezzo di lire imperiali 26.075 e che lo stesso giorno vendette una "particella" di quelle giurisdizioni per lire 2.000 al senatore Egidio Bossi, compreso il reddito del sale.
Quella "particella" era la Val Bodia, consistente nelle terre di Daverio, Galliate, Brunello, Crosio, Gazzada, Buguggiate e parte di Bodio alla quale il predetto senatore aggiunse, acquistandola da Pagano D'Adda per scudi 35, la giurisdizione di certe cose in Bodio e, acquistandoli da Giovanni Marini per scudi 50, i frutti giurisdizionali di Azzate.
Il formale possesso di tali giurisdizioni avvenne il 23 settembre 1538 con istrumento rogato da Stefano Bossi in Daverio, nella Chiesa Parrocchiale, dove di solito si teneva assemblea, essendo stati riuniti dal nobile Ettore Sessa il console e gli uomini di Daverio al suono della campana.
Il 3 ottobre dell'anno dopo, Egidio Bossi nominò suo pretore per il feudo il nobile Giovanni Ambrogio Bossi. Oltre ai frutti giurisdizionali che si davano di consueto ad un feudatario, al senatore Egidio Bossi competevano anche le pene, le confische e le multe derivanti da frode di biade, sale e dazi. (Inserire gli esempi).
Questo Egidio Bossi doveva essere un personaggio molto importante della vita politica dei tempi: infatti fece parte dei 60 Decurioni della città di  Milano; fu poi nominato senatore, conte palatino, regio vicario del Seprio e giureconsulto collegiato dal 1570 al 1593.
In questo periodo ad Azzate, sebbene non si possa individuare una fioritura pari a quella trecentesca e rinascimentale, non doveva mancare un certo benessere, poiché le famiglie più in vista del paese rivestivano a Milano cariche particolari: oltre ai Bossi proprietari del castello, della villa poi detta Tettoni-Benizzi-Castellani (ora sede del Municipio), della Ca' Mera (ora Villa Orsi), della villa poi detta Riva-Cottalorda (ora Villa Ghirirnghelli), della villa poi detta Mazzocchi, dell'attuale Villa Piana, vengono annoverati in questo periodo gli Alemagna subentrati ai Bossi nel possesso di un bellissimo palazzo (poi Villa Ferrario, ora Villa Berla).
Il Cinquecento segna una tappa fondamentale nella conoscenza di Azzate e dei suoi abitanti, poiché San Carlo Borromeo, dopo il Concilio di Trento concluso nel 1564, introdusse nella Diocesi l'obbligo di registrare, a cura dei parroci, i battesimi, i matrimoni ed i decessi che si verificavano in tutte le parrocchie. Così anche in Azzate nel 1564 iniziò a cura del parroco don Luigi Daverio la compilazione di questi registri, che costituiscono una vera e propria anagrafe (l'Amministrazione Statale Italiana la realizzerà soltanto dopo l'unificazione nel 1861!) e ci consentono di seguire passo passo l'evolversi delle famiglie azzatesi.
Sarebbe interessante poter pubblicare tutte le notizie che abbiamo raccolto, ma evidenti ragioni di spazio non ce lo permettono. Riassumeremo, pertanto, più avanti tutti i cognomi che compaiono nel nostro paese dal 1564 al 1771 con l'indicazione della prima comparizione e, dove possibile, della provenienza.
Approfittiamo inoltre della citazione appena fatta del Concilio di Trento per segnalare che sotto il portico della Ca' Mera (attuale Villa Orsi) si conserva un graffito raffigurante lo stemma del papa Pio IV, Giovanni Angelo Medici della linea di Frascarolo (Induno Olona), che appunto riaprì il Concilio nel 1562 e lo chiuse nel 1564, essendo stato convocato da Paolo III nel 1542 e sospeso nel 1552.
Alla fine del '600 Azzate si avviò verso un processo di trasformazione radicale. Ne sono esempi la costruzione della seconda parte della Ca' Mera con l'Oratorio dell'Immacolata - opera interessante del pieno barocco lombardo - prospiciente la piazzetta nella parte alta dell'attuale Piazza Cairoli) ed il rifacimento del castello.
All'inizio del '700 la Lombardia era ancora sotto la dominazione spagnola e più precisamente sotto il governo di Carlo II d'Austria, re di Spagna e Sicilia, duca di Milano, e poi sotto Filippo V di Borbone, re di Spagna e Sicilia e duca di Milano. E' un periodo particolarmente burrascoso, che si concluderà dopo il breve regno di Eugenio di Savoia col passaggio alla casa d'Austria.
Nonostante l'incertezza dei tempi e la guerra sempre alle porte, gli interni dei palazzi privati mostrano un lusso crescente ed artisti di grido sono chiamati a decorarli. L'artigianato prende il sopravvento: stucchi, intagli di pietra dura, ferri battuti usatissimi nei parapetti dei balconi e delle scale.
Il valido ed efficiente governo austriaco favorisce, quindi, il risveglio dell'edilizia privata: sempre maggiore è la cura dedicata alle case di abitazione della piccola e media borghesia, come pure viene incrementata, specialmente il Lombardia, la costruzione di splendide ville.
E' così che Azzate nel Settecento assume la caratterizzazione di luogo di villeggiatura. E tale rimarrà fino a tutto l'Ottocento ed oltre, come ricorda il nobile Orrigoni, uno scrittore di storia locale, nel 1850: "L'aria è salubre, il comune industrioso e provvede ai suoi scarsi bisogni coll'agricoltura, col minuto traffico di piccole merci e col lavoro dei filati e delle filande. Ricchi signori nelle eleganti loro case vi passano i lunghi mesi estivi, sottraendosi al caldo delle città, e concorrendo con la loro dimora ad accrescere l'utile ed il decoro del paese".
Ben cinque ville e numerose abitazioni signorili si contano in questo periodo ad Azzate. Nel frattempo, oltre al castello, viene rifatta la Villa Benizzi-Castellani che, presa a sé, è già significativa di un gusto molto raffinato.


                                        TEUPERTO DEL FU RAIMPERTO

Daverio, giugno 1025

Teuperto del fu Raimperto del luogo di Azzate e Teuza sua moglie del fu Domenico, del luogo di Villa, di legge longobarda, vendono a Vuarnenperga detta anche Alginda del fu Azzone,  del luogo di Casbeno e moglie di Domenico del luogo di Bodio, una vigna nel luogo e fondo di Masnago.

(Estratto da MANARESI, Atti privati milanesi e comaschi).


VARI AUTORI HANNO DESCRITTO AZZATE

Ognuno a modo proprio e secondo i tempi ha cercato di descrivere il bel paese di Azzate, commettendo qualche volta delle imprecisioni.
Giovanni Battista Ranpoldi nella sua Corografia dell’Italia lo descrive in questo modo: “Villaggio della provincia di Como, distretto di Varese, luogo principale della Val Bossa, e sede della famiglia Bossi da più di otto secoli. Sta quattro miglia ad ostro[5] da Varese sopra un alto colle, che domina il vicino lago di Bodio, comunemente di Varese. Conta più di 900 abitanti, ma ha il vanto di stare in mezzo a una lunga fila di ben disposti palazzi che servono di villa a molte famiglie milanesi. L’antico castello di Azzate sorgeva in vago aspetto: ora è cambiato in sontuoso palazzo dei conti Bossi. Il casale di Vegonno dipende da questo villaggio”.
Che Azzate sorga sopra un alto colle è abbastanza inesatto in quanto il Colle di San Quirico, la cui sommità raggiunge … metri, in verità sovrasta il borgo che è posto ad una quota media di circa … metri
Azzate prima del 1927 (?) era in provincia di Como e ce lo ricorda una lastra in pietra posta in località Castello. (Inserire fotografia).
Con l’attivazione dei comuni della provincia Como, in base alla compartimentazione territoriale del Regno Lombardo-Veneto (notificazione del 12 febbraio 1816), il comune di Azzate fu inserito nel distretto XVII di Varese.
Azzate, comune con convocato, fu confermato nel distretto XVII di Varese in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde (notificazione del 1° luglio 1844).
Nel 1853 (notificazione del 23 giugno 1853), Azzate, comune con convocato generale e con una popolazione di 1.529 abitanti, fu inserito nel distretto XVI di Varese[6].







[1] Nel 1798 il monastero di Voltorre, dopo decreti di requisizione di Napoleone, passa a famiglie private della zona che lo fanno andare in rovina.
[2] 1859, vol. III, pag. 883
[3] Che allora era Como.
[4] Don Giuseppe Buranello: "Vita intima di Maria Cristina di Borbone, regina di
  Sardegna" dietro memorie d'un Cistercense d'Altacomba, Portogruaro, Tipografia perm.,  
  Ditta Castion, 1890. Amministrazione della Provincia di Torino, Biblioteca, P. - g –
  130).
[5] Da austro = sud.
[6] Cfr: Le istituzioni storiche del territorio lombardo, XIV-XIX secolo, Regione Lombardia, progetto Civita.

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