martedì 26 dicembre 2017

TASSA SUL SALE RURALE



Alla base di tutto c’era il problema di far arrivare il sale, custodirlo, distribuirlo e riscuotere la rispettiva tassa che andava a Milano.
La quantità di sale che ogni comunità poteva prendere non era libera, ma era fissata dai magistrati milanesi in base al numero degli abitanti e del bestiame domestico. L’inchiesta e la comunicazione sul numero dovevano essere compito dei podestà e del cancellieri, la materiale gestione del sale era invece della comunità.
Ad Azzate tale incarico, come gli altri, veniva appaltato di anno in anno al maggior offerente, che doveva poi anche lui presentare garanti e giurare sull’onestà del suo ufficio.

DOCUMENTO N. 957

23 febbraio 1593

Supplicazione dei Nobili.

Illustre Magistrato,
                               i nobili e Sindaco del luogo di Azzate, servitori delle Signorie Vostre ai dì passati le fecero intendere con suo memoriale d’aver fatto un compartito generale di tutto il corpo del sale tassato al Comune di quel luogo per la scossa dei carichi pagati dal loro postaro alla regia Camera l’anno 1592, e dì aver assegnato a tutti, anche i Cittadini[1], che sempre hanno abitato e abitano in villa la loro debita porzione, conforme all’ordine di Sua Maestà, e di questo illustre Tribunale, e perché detto postaro[2] loro troppo favorevole a detti cittadini suoi parenti allegava non voler obbedire tale compartito generale, ma si bene un altro particolare fatto da villani di questa terra di parte del sale, e inclusi detti cittadini con una particella di sale, et esclusi detti supplicanti, lasciandogli il passato carico, come che detti ordini di Sua Maestà non siano fatti anche per loro, et perciò detti supplicanti ottennero decreto delle SS.VV. allì 27 genaro passato che detto postaro servi puntualmente detto compartito generale et … altro in contrario lo deducesse fra quattro giorni.
Ora pare che questi cittadini per intorbidare il negozio e per voler seguitare il solito di non pagare cosa alcuna abbiano ottenuto dalle SS.VV. un altro decreto, di effetto che poiché l’ordinazione fatta tra i cittadini e i rurali non comprenda i beni civili, che perciò non siano molestati al pagamento dei carichi rurali per i loro beni censiti con la città di Milano, e soliti pagare con essa i carichi civili, non ostante detto compartito fatto (come dicono) sopra i beni civili.
E perché detto presupposto che i beni degli avversari siano civili, e per essi paghino i carichi con la città, e che il compartito sia fatto sopra i beni civili, non è vero, neanche può impedire l’esecuzione del compartito generale fatto conforme agli ordini di Sua Maestà.
Poiché è notorio che il carico del sale è personale e tutti quelli che abitano in villa devono anche pagare il censo del sale e tutte le gravezze che si sogliono ripartire sopra le persone, sì per conto della testa come delle bocche, come comanda Sua Maestà, né può impedire l’ordine dato a supplicanti.
Non di meno esso postaro troppo appassionato verso detti cittadini, usurpandosi l’ufficio di questo illustrissimo Tribunale, persevera in voler servare detto compartito particolare fatto dai villani, e del tutto ricusa detto compartito generale fatto dai supplicanti, conforme a detti ordini di Sua Maestà e di questo illustrissimo Tribunale, e a questo modo più vale l’autorità di questo postaro che gli ordini di Sua Maestà e delle SS. VV. fatti con matura cognizione di causa e conforme la giustizia.
Laonde detti nobili e sindaco supplicano resti l’illustrissimo Magistrato servito dire che si persista in quello è stato ordinato a favore dei supplicanti sopra l’osservazione del compartito generale fatto conforme alle disposizioni dell’ordine di Sua Maestà e dell’illustrissimo Magistrato, che se poi l’allegra pretensione dei cittadini che i loro beni paghino o no i carichi con la città, e non quelli dei supplicanti, sarà vera e di qualche considerazione a proposito come non è per essere il sale carico personale come sopra e perché tutti i beni di quello Comune pagano realmente i carichi, l’illustrissimo Magistrato intese le parti procederà di giustizia, poiché per la sola asserzione dei cittadini aiutati da detto postaro con si deve ritardare l’esecuzione degli ordini di Sua Maestà e dell’illustrissimo Magistrato e poiché anche detto postaro minaccia di far fare esecuzione ai supplicanti contro la forma di detto comparto generale anche.
Ordinare poiché detto postaro e cagione di detto disordine, e già che la Camera resta pagata, che non molesti i supplicanti almeno contro la forma di detto compartito senza ordini delle SS. VV.


Letto nell’illustrissimo Magistrato Ordinario è stato detto che s’intimi alla sua parte contraria con ordine che nel termine di giorni quattro risponda in mano dell’infrascritto segretario, perché non si debba concedere il supplicato, e se repliche per le parti volendo, e frattanto, e per modo di provvisione e senza pregiudizio delle ragioni delle parti il detto postaro riscuota a carichi conforme al compartito generale.
F.to Joseph Zachessul pro Gio. Jacobo


Nota dei nuovi cittadini della terra d’Azzate, quali non pagano sale rurale, e hanno cominciato pagare l’anno 1592 in esecuzione dell’ordine di Sua Maestà e dell’illustrissimo Magistrato ordinario, come appare per detto ordine e grida.

Marco Antonio[3] e figlioli del q. signor Egidio Francesco di legge cristiana. (Vedi File:Marcoan2).
Matto Bossi del q. signor Ippolito. (Vedi File:Famiglia n. 28).
Mario Bossi del q. signor Pietro Francesco. (Vedi File:Ramo di Rabalio Bossi).
Gio. Battista Bossi del q. signor Stefano e suoi nipoti. (Vedi File:Famiglia n. 27).
Lodovico Bossi del q. signor Ottaviano. (Vedi File:Famiglia n. 37).
Gio. Alberto Bossi del q. Francesco.(Vedi File:Beltrami).
Giuseppe Bossi del q. signor Gio. Paolo. (Vedi File:Famiglia n. 29).
Prete Arcangelo e Ferrando fratelli Bossi del q. Arcangelo. (Vedi File:Bossi Arcangelo – prete).
Gli eredi della q. signora Caterina Bossi cioè il signor Benedetto, Cesare e fratelli Piccinelli e suoi nipoti. (Vedi File:Famiglia n. 2).


Sembra di capire che alcuni nobili di Azzate, per il solo fatto di essere tassati anche in Milano, e per certi favoritismi ad essi concessi dall’esattore di Azzate loro parente, non pagassero la tassa rurale che gravava interamente sulla restante popolazione del Comune in dispregio degli ordini del Re e del Magistrato Ordinario.
Finalmente, a partire dal 1592, anche questi nobili, considerati cittadini milanesi, anche se residenti in villa, cominciarono a pagare la tassa cosiddetta sul sale rurale e sono personaggi che noi ben conosciamo.


[1] Quelli che abitano a Milano.
[2] Esattore.
[3] Marco Antonio era già morto nel 1582.

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