giovedì 20 agosto 2015

FEUDO DI OGGIONA


Il 19 novembre 1611 Bernardo Bossi e fratello[1], titolari del feudo di Oggiona, notificano i propri beni nel suddetto luogo. Nella località prediale detta “in Valle Arno” essi detengono un grande appezzamento di terreno ad arativo, bosco, selva e prato che confina con le terre di Giovanni Aloisio Visconti e con la proprietà della Chiesa di S. Giovanni di Castelseprio[2].
Dà l’impressione che il feudo di Oggiona sia stato acquistato dai Bossi più per convenienza che per necessità. Erano i signori indiscussi della Val Bodia, possedevano un castello in Azzate e non avevano certo bisogno di altre benemerenze per far valere il loro potere. Probabilmente per l’esiguità dell’estensione dei feudo esso venne messo sul mercato ad un buon prezzo ed i Bossi ne approfittarono anche in considerazione del fatto che non era molto lontano dalla loro dimora abituale. Era un qualcosa in più che andava ad aggiungersi ai loro possedimenti ed ai loro titoli che di certo non stonava.
Ad avvalorare questa tesi sta il fatto che i Bossi non si insediarono mai ad Oggiona e le case e terreni che possedevano le diedero in affitto a dei contadini.
Ancora la tempo del cosiddetto Catasto di Maria Teresa del 1732 il conte Giulio Cesare Bossi possedeva dei terreni dati a livello ai contadini come per esempio Giovanni Ambrosoli fu Giovanni che era livellario di pertiche 29.16, Giuseppe Mazzuchelli fu Giovanni che era livellario di 7 tavole, Antonio e Giacomo Risetti fu Pietro livellari di pertiche 6.03 e Marco Antonio Risetti fu Gio. Pietro livellario di pertiche 6.03

Oggiona è la località citata come Ugona negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, facente parte della pieve di Gallarate. Era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Rho (Compartizione delle fagie 1346).
Il comune fece parte del feudo di Gallarate, donato nel 1530 dal duca Francesco II Sforza a Marino Caracciolo, poi cardinale. Il feudo venne scambiato nel 1564 con il feudo di Atripalda nel regno di Napoli e ceduto a Giacomo Pallavicino Basadonna. Dopo la morte del feudatario senza eredi capaci, il feudo e l’annesso titolo di conte furono assegnati da Filippo II di Spagna a Giacomo Annibale Altemps nel 1578. Nel 1656 il feudo passò ai marchesi Teobaldo e Galeazzo Visconti di Cislago.
Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti del XVIII secolo Oggiona risultava ancora compreso nella medesima pieve (Estimo di Carlo V, Ducato di Milano, cartt. 18-19).
Nel 1716, Carlo VI concesse il feudo al conte Francesco Castelbarco Visconti, come successore del marchese Cesare Visconti (Casanova 1930).
L’aggregazione di Santo Stefano venne decisa nel 1730 dalla I giunta del censimento, ma venne contestata dalle due comunità. La mappa di I stazione del catasto cosiddetto teresiano misurata dal 6 al 26 giugno 1722 comprendeva già le due località unite (Area virtuale, MUT 98).
Secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, Oggiona era infeudato al conte Castelbarco Visconti, cui pagava 13 soldi all’anno. La comunità non aveva altri comuni aggregati e chiedeva la totale separazione da Santo Stefano. Per quanto riguardava la giustizia, il comune era sottoposto al regio ufficio di Gallarate. Il console prestava giuramento a questo ufficio e all’ufficio pretorio.
Gli ufficiali pubblici erano il console e due sindaci, che insieme formavano il consiglio. Il console era nominato mensilmente a rotazione tra tutti gli uomini e non percepiva emolumenti; i sindaci erano scelti ogni due anni. Uno dei sindaci era scelto dal primo estimato. Il cancelliere risiedeva in Oggiona e teneva un piccolo archivio nella sua abitazione; la sua retribuzione ammontava a 15 lire all’anno.
Il comune non disponeva di procuratore né agente a Milano, ma li nominava in caso di necessità.
Le anime collettabili e non collettabili erano circa 168 (Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3071, fasc. 15).
Nel Compartimento territoriale specificante le cassine, del 1751, Oggiona e Santo Stefano sono ancora registrati con numeri di notificazione differenti, benché contigui (Compartimento Ducato di Milano, 1751).
(Estratto da Internet: Le istituzioni storiche del territorio lombardo – Varese).





[1] Si tratta probabilmente di Gio. Pietro in quanto l’altro fratello di nome Bartolomeo era prevosto della Chiesa di S. Vittore di Porlezza.
[2] A.S.Mi., Feudi camerali parte antica, busta 413, fascicolo Oggiona.

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