giovedì 20 agosto 2015

RIAPRE LA CHIESA DI SANT'ANTONIO




A grande richiesta. Il piccolo edificio sconsacrato tanto caro agli azzatesi sarà visitabile.
Curiosa la storia del piccolo edificio: ospitò una falegnameria e divenne anche la cantina di un’osteria.

Il portone di legno della chiesetta di Sant’Antonio tornerà ad aprirsi per le visite al pubblico anche oggi e domenica, dalle 17 alle 19. L’apertura 2Lampo” straordinaria del piccolo edificio sacro, oggi sconsacrato,  avvenuta giovedì pomeriggio ha riscosso un ottimo successo. In molti però non essendo riusciti a sfruttare l’occasione hanno chiesto di prorogare l’apertura. Richiesta accolta con grande disponibilità dai proprietari Ernesto e Francesco Colli, storici gestori dell’osteria Monti che fino a qualche anno fa apriva i battenti proprio in Via Volta, accanto a Sant’Antonio.
Così gli azzatesi potranno “respirare” ancora per qualche ora l’atmosfera di sacralità che ancora si avverte tra quelle mura, nonostante il luogo non sia più dedicato alle celebrazioni religiose. Potranno anche vedere, magari per la prima volta, un bene considerato della comunità (anche se di proprietà privata) con esposta la riproduzione fotografica, fedele anche nelle dimensioni, del “Corpo di Cristo morto nella tomba”, il quadro di Hans Holbein citato da Papa Francesco nella sua prima enciclica. Il quadro, infatti, o meglio una copia fedele dell’originale che si trova nella chiesa parrocchiale, ma venne rinvenuto proprio in Sant’Antonio. Altro motivo di interesse è la storia di questa piccola chiesa, che negli anni ha ospitato un laboratorio di falegnameria, prima di diventare la cantina del vino dell’osteria: All’interno vi sono ancora due enormi botti a testimonianza di ciò. Infine gli azzatesi potranno scoprire alcune chicche di Villa Bossi Zampolli: gli amorini della balaustra, perduti per sempre per via di un furto, ma che si possono ammirare grazie alle opere (30 lavori a pastello e olio su tela) del pittore locale Giorgio Filimberti, esposte per l’occasione.


 (Estratto da: La Prealpina di sabato 3 agosto 2013, di Andrea Della Bella).


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