Nel 1984 la Famiglia Bosina di Varese ospitava sul suo
“Calandari” un mio articolo dal titolo: “Una famiglia dà origine al nome bosino?” che qui ripropongo con
l’aggiunta di qualche fotografia.
La denominazione di bosini
ai Varesotti, vecchia di secoli, non è del tutto tranquilla. Infatti parecchie
sono le versioni che affiorano sulla stampa e nelle discussioni.
Alla derivazione, quasi secolare, da Sant’Ambroeusin, con tutte le tradizioni dei contratti degli
emigranti dal XVIII secolo, ci interessa qui valorizzare un’altra derivazione,
quella di bosso, arbusto
particolarmente adatto nei lavori di artigianato.
Si può anche ipotizzare che la Val Bossa, area attorno al
Lago di Varese, derivi il suo nome dalla famiglia Bossi, e che tanto la valle
come la Famiglia possano essere coinvolte nell’etimologia di bosino.
L’origine dei Bossi si perde nella notte dei tempi, ma
dobbiamo arrivare a dopo il Mille per avere le prime notizie documentate.
Tuttavia, se una certa letteratura ci tramanda origini
romane della famiglia e pone nel II secolo dopo Cristo il suo ingresso in
Italia, c’è anche chi ha voluto strafare in questo senso e, allora, rifacendosi
alla mitologia, vorrebbe far discendere la famiglia da Iside figlia di Inaco re
di Tessaglia.
Alla famiglia Bossi si fa appartenere tradizionalmente San
Benigno, ventesimo arcivescovo di Milano, morto nel 472 e sepolto nella
basilica milanese di S. Simpliciano, che documenterebbe così l’esistenza dei
Bossi in Milano nel V secolo.
Una bella lapide ora conservata in Palazzo Litta a Milano fa
discendere questa stirpe dai Bessi, popoli della Bulgaria e della Bosnia o
Mesia e dice che i Bossi, vagando per la terra, diedero grandi personaggi e
stirpi di principi, tra cui i Berengari ed i re d’Epiro presso il promontorio
di Azzio.
La famiglia adottò come insegna il bue bianco che la
tradizione vuole fosse rappresentato su una nave egiziana risultata utile alla
fuga di Iside, sposa di Osiride re d’Egitto. Questa sarebbe stata violata da
Giove II e, avendo paura del padre, fuggì in Egitto.
Un’altra tradizione invece vuole che Berengario traesse la
sua origine dai re di Tossina e portasse per insegna un bue bianco e che da
esso la famiglia Bossi abbia avuto origine nell’anno 913.
Ma c’è anche lo storico di famiglia, Donato Bossi (nato nel
1436) che, citando il Boccalini, pretese di ritrovare in Milano un ceppo del
suo casato ai tempi di Antonino Pio.
Un altro arcivescovo di Milano, il 54°, dall’anno 869
all’anno 881, Ansperto Bossi, ritenuto il fondatore della Chiesa di S. Satiro,
era originario di Biassono e da questa località si staccò un ramo che andò a stabilirsi a Porto Ceresio.
Al tempo di Maffeo Bossi sappiamo che la famiglia era
certamente residente in Lombardia. Infatti questi, che era amico
dell’imperatore Lotario III di Sassonia, fu da lui nominato nel 1128 suo
vicario generale di Lombardia e governatore di Lodi.
Dopo i favori ottenuti da Federico Barbarossa, la casata
crebbe sempre più in prestigio ed in considerazione, tanto da essere inclusa
nella Matricola di ottone Visconti del 1377.
A quest’epoca si sono già caratterizzati i due grandi rami
della famiglia: il ramo di Milano ed il ramo di Azzate che, un secolo più tardi
e poco più, diedero origine ad almeno altri sette rami.
Soltanto due, tuttavia, ottennero un titolo nobiliare
superiore e precisamente:
1) il ramo di Azzate
con PAOLO MARIA nel 1731 che poté fregiarsi del titolo comitale. Dai dati in
nostro possesso questo ramo ebbe per capostipite RABALIO, figlio di TOMMASINO,
signore do Azzate nel 1290. Il ramo si è estinto nel 1983 con don Luigi Bossi
figlio di don Benigno.
Questo ramo risiedette principalmente nel castello di
Azzate, di cui rimangono attualmente poche tracce e sulle cui rovine nel 1722
fu edificata l’attuale Villa Bossi-Zampolli, appartenuta per un breve periodo
anche alla regina Maria Cristina di Borbone, vedova di Carlo Felice, re di
Sardegna.
Oltre al castello di Azzate e alle case che senz’altro
possedevano in Milano, questo rampo dei Bossi si caratterizzò come feudatario
di Oggiona e Santo Stefano presso Gallarate e godette del juspatronato di due
chiese in Azzate: S. Lorenzo al Castello di Azzate fondato nel 1329 da Beltramino
Bossi, prevosto di Castelseprio, e S. Antonio la cui facciata fu rifatta nel
1525 e di cui nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria sono attualmente conservate
due importanti opere d’arte e precisamente una copia seicentesca del Cristo morto di Hans Holbein e la pala
di Callisto Piazza da Lodi dipinta nel 1542 in cui è raffigurato il senatore
Egidio Bossi che nel 1538 ottenne il Feudo
della Bodia.
2) il ramo di Musso,
con Fabrizio nel 1617 che poté fregiarsi del titolo marchionale fondato sul
feudo di Musso (Lago di Como), titolo e feudo che erano stati resi celebri,
quasi un secolo prima, da Gian Giacomo medici detto il Meneghino, fratello di papa Pio IV e zio di San Carlo Borromeo.
A questo ramo, di origine comune con il ramo di Azzate e
proveniente dal più antico ramo di Bodio, si attribuisce come capostipite
RUGGERO nel 1369. Si estinse con ARTURO nel XIX secolo.
Nel 1788 il marchese Benigno Bossi acquistò il palazzo
Menafoglio poi Litta ed ora Panza a Biumo Superiore e verso la fine del secolo
anche la Villa S. Francesco poi Veratti. In quest’ultima nel 1801 il marchese
Bossi ospitò Alessandro Volta, in viaggio per Parigi.
3) il ramo di Milano
che ebbe per capostipite TOSABUE nell’anno 1168 e si è estinto con BIANCA che
nel 1788 sposò il nobile Pietro Riva di S. Vitale. Di questo ramo non rimangono
testimonianze delle dimore a Milano; ricordiamo però che il capoluogo lombardo
ha intitolato ai Bossi una via del centro e nella Chiesa di S. Maria Incoronata
in Corso Garibaldi si conservano in una cappella le lapidi funebri di diversi
Bossi.
4) il ramo del
Lodigiano che ebbe per capostipite MONTOLO nel 1404 e si è estinto con
GIOVANNI CARLO ANTONIO, nato nel 1757. A questo ramo appartennero i feudatari
di Meleto Lodigiano, dove possedevano un castello e dove costruirono una
chiesa. Risedettero pure in Azzate ed abitarono in quella che fu poi la Villa
Benizzi-Castellani, attuale sede del Municipio.
5) il ramo di Bodio
il cui capostipite da noi conosciuto è ULISSE, figlio di GALEAZZO, che si sposò
nel 1592, ma che riteniamo sia di origine antichissima.
Questo ramo, oltre le dimore di Bodio (attuali Villa Gadola
e Villa Acquadro) risiedeva a Milano in Contrada della Bautta al civico n. 839
nella Parrocchia di S. Babila, dove, nella parte rustica trova attualmente sede
il noto Ristorante Bagutta nel quale
nel 1926 venne istituito il famoso premio letterario, mentre per la parte
nobile è di proprietà della famiglia Orsi-Rossari.
L’ultima rappresentante di questo ramo è stata donna
Antonietta Bossi, socia onoraria della Famiglia
Bosina.
6) il ramo di Besozzo,
di origine comune con il ramo di Bodio, si venne caratterizzando con BERNARDO,
figlio di ANTONIO, morto prima del 1472. Questo ramo che possiede un bel
palazzo in Besozzo è attualmente rappresentato a Casorate Sempione, a Gallarate
e a Reggio Emilia. Appartiene a questo ramo Anna Maria Bossi-Bonomi che insegna
alla Scuola di recitazione di Varese.
7) il ramo di Porto
Ceresio che probabilmente trae origine da GABRIELLO, figlio di GIACOMO, che
verso la fine del 1300 fece costruire a sue spese la Chiesa di S. Ambrogio ad
Nemus a Milano.
Il ramo si è estinti nel XIX secolo ma diverse famiglie
vantano di collegarsi, attraverso la linea materna, alla nobile casata di cui
rimangono tuttora numerose testimonianze in loco.
8) il ramo dei
Bossi-Fedrigotti di Ochsenfeld con dimora a Rovereto e a Sacco (Trento) e
con il titolo di conti del sacro Romano Impero dal 1790. E’ tuttora
rappresentato.
Appartiene a questo ramo la nota scrittrice e giornalista
Isabella Bossi-Fedrigotti.
9) il ramo dei
Bossi-Visconti di Montonate. Questo ramo dell’antica casata milanese dei
Bossi aggiunse al proprio il cognome Visconteo in seguito alle nozze di
FRANCESCO con Isabella dei Visconti di Cassano Magnano nel 1661. Furono
iscritti al Patriziato milanese con trattamento di don e donna.
10) il ramo svizzero
dei Bossi di Monte e Bruzzella in Val di Muggio. Questa casata ticinese è
considerata tra le più note famiglie del Canton Ticino nel periodo 1500-1700,
cioè dalla fine della soggezione di questo territorio al Ducato di Milano
avvenuta nel 1516 e sino all’annessione alla Confederazione Elvetica.
L’anno 1420 vide l’ammissione alla cittadinanza di Como di
ben undici Bossi appartenenti a tre famiglie oriunde dai villaggi del
Mendrisiotto. A Como, tuttavia, preesistevano casate dello stesso nome ed una
di queste proviene da Milano. Un FRANCESCO fu vescovo di Como (1420-1434) e
prese parte al Concilio di Basilea.
11) il ramo dei
Bossi-Lampugnani che si caratterizzò nel XIX secolo ed ebbe dimora
nell’attuale Villa Piana di Azzate.
12) il ramo dei
Bossi-Pucci di Firenze che possedettero nel Tortonese il feudo di S. Agata,
di cui fu per primo investito il conte BALDASSARRE, nato nel 1715.
Persuasi o meno che l’appellativo bosino sia maggiormente chiarito da questa nostra ricerca storica,
è parso utile ricordare sulle pagine del Calendari
una nobile famiglia che tanta parte ha avuto nella storia della nostra zona
e che ha riabilitato il termine bosino,
forse a torto considerato come campagnolo, un poco ingenuo e sprovveduto.
Aggiungo inoltre qualche considerazione sull’origine del
nome Bossi di autore ignoto.
“Numerose sono le interpretazioni di “Bossi”. La più diffusa suppone
un’origine dal nome di persona germanico “Boso” o “Bosone” usato anche
nelle nostre terre durante il Medioevo. E’ comunque documentato anche un
personale latino “Bosius”.
Forse più forzata è l’ipotesi di una derivazione da
“Brosio”, diminutivo di “Ambrogio”.
Ricorrendo al dialetto, incontriamo una vecchia voce “boss”,
derivata forse dal tedesco antico “Bose”, col significato di “superbo”, sia
inteso sotto l’aspetto negativo, sia sotto l’aspetto positivo di “orgoglioso
del proprio valore”. Tale parola poteva però assumere significarti diversi a
seconda delle zone, come “malvagio”, oppure “grave, serio, posato”.
Pare che con la stessa parola “boss” fossero chiamati, in
alcuni periodi, i contadini dell’Alto Milanese.
Esistono inoltre parecchie località dalle quali le famiglie
Bossi possono avere tratto il nome, citiamo tra le principali Bosia (CN), Bosio
(AL), Bissino (BG), la Val Bossa, che sembrano tutte derivate dal latino
“buxus” bosso, per la presenza di boschi di tale essenza.
Meno probabile è invece l’origine professionale con il
significato di “lavoratore del legno di bosso”.
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